Quattro bambole

Autore: Sandra Cammelli,   
ISBN: 978-88-6254-148-0

 

 

2014, pp. 80, 13,5x21

brossura con bandelle

Prezzo:12,00€
Qtà:  

Durante un pomeriggio in cui la zia Lavinia e io giocavamo alle signore - così si sarebbero potuti definire quegli incontri, che però, altro non erano, se non un modo per accompagnarla dolcemente verso la fine della sua lunga esistenza - e mentre sprofondavo nella poltrona del suo salotto, coperta dal silenzio della casa ormai congelata alla vita, la zia, che mi era seduta vicina, si mette a raccontare della sua infanzia. Era piccola, aveva cinque o sei anni, e dato che era nata nel 1916, mi stava narrando di fatti accaduti all’inizio del Novecento. L’interesse per la memoria risvegliava la mente dal torpore che ogni volta mi prendeva dopo i suoi pranzi, la cucina era ottima ma piena di grassi e picchiava forte sul mio fegato.
La zia racconta che i suoi genitori erano soliti portarla in visita a una signorina che aveva superato i cinquant’anni. Questa zitella, come si compiaceva definirla l’Ottavina, la cameriera di piazza de Le Cure che si occupava di lei, abitava in un villino liberty il cui ingresso era illuminato da un grande lucernaio che rifletteva una luce caleidoscopica in tutto l’ambiente; il villino si trovava in una traversa della via Boccaccio, a Firenze, sotto la collina di Fiesole, nei pressi di un fiumiciattolo, il Mugnone, dove le anatre, allora come adesso, convivono con le talpe. La signorina era piccola di statura, portava la parrucca e si dipingeva le labbra a forma di cuore di colore rosso, come quello dei gerani che aveva nel giardino. Ma la cosa che più inquietava la zia erano le quattro bambole che la zitella teneva sedute sul divano nel bel mezzo del salotto, le chiamava per nome e diceva che erano le sue figliuole.

Quattro storie di donne nate tutte nel Novecento: due di loro quasi agli inizi, le altre due quasi alla fine. Le loro vite si intrecciano a quelle di altre donne, e le loro memorie individuali si uniscono a quella collettiva di cui esse sono parte. Un viaggio nel passato per raccontare la complessità dell’oggi.

«Le quattro bambole di cui mi parlava la zia Lavinia mi sono cresciute dentro, e ho immaginato altre storie. Sono le storie di Ada, Tina, Yohandra e Sara. Storie di donne e non di bambole. Ho cercato di ricomporre il passato per riordinare il presente. Ho capito che non sono state importanti solo le amiche che hanno condiviso con me questi anni, ma anche altre donne che mi furono madri e che io contestai; come oggi sono importanti quelle donne, che non sempre comprendo, ma che sento essermi figlie. È per questo motivo che ho voluto intraprendere un viaggio simbolico, attraverso la scrittura, nelle coscienze di alcune donne, e con la consapevolezza di riuscire solo in parte a esprimere l’infinito spazio di sofferenze esperienze saperi e conoscenze, che si portano addosso».

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